Caso di rabbia in un cane del Veneto: richiamo alla vigilanza e alla prevenzione
Si tratta di un episodio circoscritto a un territorio specifico e attualmente sotto stretto controllo da parte delle autorità sanitarie. L’evento richiama l’attenzione sull’importanza del rispetto delle norme che regolano l’introduzione di animali provenienti da Paesi in cui la rabbia è ancora presente.
La Direzione del Servizio Veterinario SIAPZ (Servizio Igiene degli Allevamenti e delle produzioni Zootecniche) della ASL di Cagliari informa che il Ministero della Salute, con comunicazione del 28 maggio 2026, ha notificato la conferma di un caso di infezione da virus appartenente al genere Lyssavirus in un cane residente nel Comune di Vittorio Veneto (TV). La diagnosi è stata confermata dal Centro di Referenza Nazionale per la Rabbia mediante analisi di laboratorio su campioni biologici dell’animale. Le successive indagini molecolari, effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, hanno evidenziato una stretta correlazione con ceppi virali circolanti in Marocco, Paese in cui la rabbia è ancora presente.
Gli accertamenti epidemiologici hanno ricostruito l’introduzione irregolare dell’animale nel territorio dell’Unione Europea da un Paese terzo, senza il rispetto delle procedure sanitarie previste per la movimentazione degli animali da compagnia.
A seguito della conferma del caso, le autorità sanitarie competenti hanno attivato tempestivamente le misure previste dai protocolli nazionali, tra cui il monitoraggio dei soggetti esposti, la profilassi dei contatti a rischio e una campagna vaccinale straordinaria per cani e gatti nell’area interessata.
Si tratta di un episodio circoscritto a un territorio specifico e attualmente sotto stretto controllo da parte delle autorità sanitarie.
Tuttavia, l’evento richiama l’attenzione sull’importanza del rispetto delle norme che regolano l’introduzione di animali provenienti da Paesi in cui la rabbia è ancora presente.
Le raccomandazioni
Si invitano Medici Veterinari pubblici e liberi professionisti a mantenere elevata l’attenzione e a:
• verificare con cura la regolarità della documentazione sanitaria e dei passaporti degli animali provenienti dall’estero;
• raccogliere un’anamnesi accurata nei casi caratterizzati da sintomatologia neurologica o alterazioni comportamentali sospette;
• informare i proprietari sui rischi sanitari e sulle responsabilità connesse all’introduzione irregolare di animali da Paesi a rischio;
• segnalare tempestivamente al Servizio Veterinario competente eventuali sospetti clinici o irregolarità documentali.
La collaborazione, tra cittadini, veterinari libero professionisti e servizi veterinari pubblici, rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela della salute animale e della salute pubblica. Si ricorda che l’Italia mantiene lo status di Paese indenne da rabbia e che il sistema nazionale di sorveglianza veterinaria consente di individuare e gestire rapidamente eventuali casi importati, contribuendo a garantire elevati livelli di sicurezza sanitaria.
Ultima modifica
16 Giugno, 2026